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Fnaarc Roma > La Prescrizione del Diritto alle Provvigioni e alle Indennità di Fine Rapporto
Gianluca Bellardini - Roma, 12 Marzo 2012
Gianluca Bellardini

Ci viene spesso domandato se e quando il diritto dell’agente a richiedere le provvigioni maturate e non ancora pagate dalla preponente si prescriva.

Ciò anche perché nella quotidiana dialettica del rapporto di lavoro capita non raramente che l’agente, “parte debole”, si trovi di fatto a sottacere per quieto vivere eventuali rivendicazioni pure insorte nel corso dello stesso.

Orbene tale diritto si prescrive in cinque anni, facendo riferimento a quanto stabilito dall’art.2948 n.4 del Codice Civile, che indica tale termine prescrizionale per “…gli interessi e, in generale, tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi” (come le provvigioni appunto).

Il termine decorre dalla scadenza dell’obbligo da parte del preponente di pagare le provvigioni e la norma si applica anche in caso di parziale pagamento delle provvigioni dovute, prescrivendosi in tal caso nel medesimo periodo e a far data dalle singole scadenze di pagamento il diritto alla percezione delle differenze retributive dall’ agente maturate.

Va precisato che la prescrizione decorre anche durante il rapporto.

Ciò fa sì che, soprattutto nei rapporti di lunga durata, l’agente che volendo conservare il mandato e non entrare in urto con il preponente abbia omesso di reclamare mancati o insufficienti pagamenti provvigionali , si veda poi nell’impossibilità di ottenere il dovuto a rapporto di lavoro concluso, essendosi prescritto il relativo diritto.

E ciò anche senza considerare quanto stabilito negli Accordi Economici Collettivi del 2002 (vedi art.6 AEC settore commercio), per cui in caso di mancata contestazione dell’agente dell’estratto conto provvigioni della preponente entro trenta giorni dal ricevimento, lo stesso si intenderà approvato.

Va altresì ricordato che la Corte Costituzionale è intervenuta dichiarando l’illegittimità costituzionale dell’art.2948 n.4 nella parte in cui consente che la prescrizione del diritto alla retribuzione decorra durante il rapporto di lavoro.

Ciò però a tutela dei soli lavoratori subordinati (a voler essere precisi di quelli che non godono della c.d. stabilità reale ex art.18 Legge 300 del 1970, a seguito anche dei successivi interventi della Corte che hanno circoscritto in via interpretativa la portata della pronuncia del 1966).

Difatti, come precisato in seguito anche dalla giurisprudenza della Cassazione, questa declaratoria di illegittimità costituzionale è inapplicabile ai crediti retributivi maturati dall’agente, in quanto essi non godono nemmeno della speciale garanzia attribuita dall’art. 36 della Costituzione , secondo cui “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro ed in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia una esistenza libera e dignitosa.”

Tale impostazione ha suscitato polemiche e c’è chi ha sostenuto che ci troveremmo di fronte ad una evidente violazione del principio di uguaglianza di cui all’art. 3 della Costituzione, poiché i lavoratori subordinati (seppure nella più ristretta accezione sopra specificata) godrebbero di una tutela maggiore (per i loro crediti retributivi la prescrizione non decorrerebbe in costanza di rapporto) rispetto agli agenti di commercio.

Si è replicato che tale differenza sarebbe giustificata poichè il lavoro subordinato si caratterizza per una situazione di giuridica e materiale dipendenza nei confronti del datore di lavoro che invece nel lavoro autonomo, quale quello di agenzia, non sussiste (così ad esempio Cass.12 agosto 1998, n.7929). Ciò sebbene, a modesto avviso di chi scrive, talune categorie di agenti (ad esempio i monomandatari ) finiscano spesso per trovarsi in una situazione di soggezione e dipendenza di fatto nei confronti della loro preponente non dissimile da quella che connota i rapporti tra lavoratori subordinati e datori di lavoro.

Riassumendo dunque, il diritto dell’agente a richedere le provvigioni si prescrive in cinque anni e decorre anche in costanza di rapporto.

Per le indennità di fine rapporto, inclusiva quella sostitutiva del preavviso, il termine di prescrizione è invece decennale e decorre dalla cessazione del rapporto.

Si applica difatti il termine ordinario di cui all’art. 2946 del Codice Civile poiché, come anche precisato dalla giurisprudenza della Cassazione, i casi in cui la prescrizione di un diritto si attua in un tempo inferiore ai dieci anni (c.d. prescrizione ordinaria), debbono essere tassativamente indicati dalla legge, e l’art.2948 c.c., nell’elencare espressamente i diritti cui si applica la prescrizione quinquennale, non cita le indennità di fine rapporto relative all’agenzia.

Va anche ricordato che l’indennità di cui all’art.1751 del Codice Civile è pure soggetta ad un termine di decadenza, per cui va richiesta alla preponente entro un anno dallo scioglimento del rapporto.

Si prescrive in dieci anni, ove sussista, anche il diritto dell’agente al risarcimento dei danni nei confronti della preponente.