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Lorenzo Bianchi - Roma, 12 Marzo 2012
Lorenzo Bianchi

Negli ultimi anni ho giudiziariamente insistito molto sul diritto dell’agente stabilito dal terzo comma dell’art. 1749 c.c. “… di esigere … tutte le informazioni necessarie per verificare l’importo delle provvigioni liquidate ed in particolare un estratto dei libri contabili”, ritenendo che lo stesso non fosse solo e semplicemente uno strumento (processuale) per arrivare alle provvigioni o alla loro determinazione, bensì che esso costituisse anche un più fondamentale ed autonomo diritto sostanziale, per di più connesso agli obblighi principali del contratto di agenzia, e cioè a quelli di lealtà e buona fede.

E’ infatti ovvio che, nelle scritture contabili del preponente, sia (o meglio debba esser) riportata la verità contabile del rapporto.

Ed a mio modo di vedere, al fine di definire correttamente qualsivoglia lite d’agenzia, è innanzitutto necessario accertare la condotta tenuta dalle parti nell’esecuzione del contratto.

Detta indagine non può che partire dall’esame dei libri contabili del preponente per poi magari finire con l’analisi delle modalità esecutive dell’attività di promozione dell’agente.

Per documentazione contabile – almeno io – intendo le fatture di vendita, i libri iva (ove sono per legge annotate le fatture di vendita), le bolle di consegna della merce, le ricevute di versamento Enasarco e comunque tutti quei documenti necessari per la verifica del singolo affare.

La mia “riflessione” sull’art. 1749 c.c. è iniziata a seguito di rigetto, da parte dell’autorità giudiziaria, di una istanza di esibizione documentale, con conseguente (naturale) esito negativo della causa.

Non condividendo la decisione del Tribunale, nel 2004 ho redatto e depositato – relativamente alla stessa fattispecie per cui era stata rigettata l’istanza d’esibizione – un ricorso per decreto ingiuntivo di consegna della documentazione contabile.

Il Tribunale ha accolto la domanda, confermando la natura sostanziale del diritto azionato.

Da allora, per quasi tutte le lite ordinarie da me patrocinate, ho svolto, contestualmente alle domande di pagamento di provvigioni e/o indennità, anche l’istanza di condanna della preponente alla consegna della documentazione contabile, con esiti sinora positivi.

Nel 2006 è inoltre stato introdotto nel codice di procedura civile l’istituto dell’accertamento tecnico preventivo (art. 696 bis c.p.c.), tramite il quale l’esame della documentazione contabile del rapporto è affidato ad un CTU.

Le attività da me sollecitate sembrano sostanzialmente riepilogate dalla seguente pronuncia del Tribunale del Lavoro di Roma:

“L’agente, nel corso del rapporto ed anche alla sua cessazione, può chiedere alla preponente la consegna della documentazione contemplata dall’articolo in commento (art. 1749 c.c.) ed in caso di rifiuto può agire in giudizio per ottenere l’adempimento anche nelle forme del monitorio, può altresì chiedere, in caso di contrasto tra le parti in ordine al quantum delle provvigioni maturate una consulenza tecnica preventiva, ed in caso di persistenza di contrasto agire in via ordinaria per l’accertamento definitivo del proprio diritto alla corretta liquidazione delle provvigioni”.

Il principio appena riportato già fornisce una chiara idea di come il diritto in discussione sia, per sua natura, incontestabile e mai derogabile (tanto più che l’ultimo comma dell’art. 1749 c.c. recita: E’ nullo ogni patto contrario alle disposizioni del presente articolo).

Della natura sostanziale del diritto di verifica ex art. 1749 c.c. v’è anche conferma in una altra sentenza del Tribunale di Roma emessa a definizione d’un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, in cui la preponente aveva dedotto, anche per paralizzare l’istanza dell’agente volta ad ottenere la documentazione contabile, l’inadempimento del venditore all’obbligo di esclusiva ed a quello di restituzione del campionario. Il giudice nell’occasione ha affermato, giustificando il diritto di verifica ex art. 1749 c.c.: “la trasmissione [degli estratti conto provvigionali] è insufficiente ad assolvere l’obbligo di informativa previsto da tale articolo a carico del preponente in quanto, essendo l’estratto conto provvigioni unilateralmente formato, potrebbe risultare incompleto soprattutto nel caso in cui questi conclude direttamente affari nella zona di esclusiva dell’agente”.

Tuttavia la circostanza che credo rilevi maggiormente – e che conferma ulteriormente le mie tesi sino ad oggi espresse sull’art. 1749 c.c. – è costituita da quella giurisprudenza romana che ha sancito la condanna delle preponenti alla consegna della contabilità anche a seguito di disposizione e svolgimento di CTU.

S’è infatti verificato che, dopo aver accertato tramite consulenza tecnica i dati contabili del rapporto, il Tribunale abbia comunque condannato la mandante alla consegna della contabilità (e ciò non ostante in astratto tale condanna risultasse superflua per avere il CTU già accertato i crediti provvigionali dell’agente, il quale ultimo quindi – sempre in astratto – non avrebbe più avuto interesse alla ricezione dei documenti contabili, avendo visti “santificati” i suoi diritti retributivi e/o indennitari nella perizia).

I casi appena detti sono stati definiti dal Tribunale di Roma con sentenze del mese scorso, le quali hanno dunque confermato il principio di recente espresso anche dalla Cassazione, secondo cui il diritto alla consegna ex art. 1749 c.c. costituisce “precisa garanzia normativa”, e che “non appare conforme a diritto la reiezione dell’istanza dell’agente che mirava – indipendentemente dall’espletamento di consulenza tecnica – all’acquisizione della documentazione in possesso solo del preponente”. (Cass. sent. 5.9.2007 n. 18586)

Non solo; sempre recentemente, con sentenza n. 9346 del 23.5.08, il Tribunale di Roma è addirittura andato oltre, accertando e dichiarando l’inadempimento della preponente all’obbligo di consegna della documentazione contabile stragiudizialmente vantato dall’agente, condannando quindi la ditta mandante alla consegna dei detti documenti relativi a tutto il periodo di collaborazione oppure, alternativamente e subordinatamente, al risarcimento del danno per inadempimento contrattuale all’obbligo di consegna, nella specie determinato in € 85.000,00 (e per fornire un parametro della questione, preciso che l’anno medio di provvigioni del caso era pari a € 18.000,00).

Ritengo dunque che anche la giurisprudenza sia stabilmente indirizzata ormai ad affermare la natura sostanziale, autonoma ed inderogabile del diritto dell’agente di esigere i documenti contabili del preponente, diritto che potrà esser esercitato – a seconda dei casi – per via monitoria oppure d’urgenza oppure ordinaria.

Con l’ulteriore possibilità di domandare, per il caso di mancata consegna, il risarcimento del danno per avere il preponente disatteso un obbligo di legge, e ciò secondo i normali criteri del nostro ordinamento.