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Fnaarc Roma > In prima linea in difesa delle pensioni per gli Agenti di Commercio
edicola - Roma, 25 Settembre 2012
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In prima linea in difesa delle pensioni per gli Agenti di Commercio

Il presidente Corsi risponde sull'età pensionabile dei Rappresentanti

Articolo pubblicato sul quotidiano nazionale Il Sole 24 Ore del 24.09.2012
(cliccando sull’allegato è possibile visualizzare la pagina in originale) 

Abbiamo chiesto ad Adalberto Corsi, Presidente nazionale FNAARC, di rispondere ad alcune domande sull’innalzamento del­l’età pensionabile a 67 anni.

La questione dell’innalzamento dell’età pen­sionabile per gli agenti e rappresentanti di commercio è di stretta attualità. Abbiamo sentito sul tema Adalberto Corsi, Presidente di FNAARC, il più rappresentativo sindacato della categoria.

«La questione è assai chiara e poco si presta a interpretazioni demagogiche: da un lato ci siamo noi, nettamente contrari all’innalzamento immediato dell’età pen­sionabile da 65 a 67 anni e dall’altro c’è il Ministero del Lavoro, che intende applicare dal 1° gennaio 2013 questo “scalo­ne”. Quando dico noi intendo tutte le parti sociali, che si sono espresse all’unanimità nel corso dell’ultimo incontro non poi così lontano nel tempo, tenutosi a Roma lo scor­so 12 settembre.

Quale è la soluzione perseguibile a tutela degli interessi della categoria? ─ prosegue Corsi ─ forse alzarsi dal tavolo delle trattative e lasciare che il Ministero, come ha già dimostrato di fare con la legge sul lavoro, proceda per direttissima? Nella riunione che ho sopra citato tutti ci siamo trovati d’accordo nel proseguire una trattativa dura, senza tentennamenti ma condotta anche con razionalità. Certo che siamo contrarissimi all’innalzamento dell’età pensionabile, per ragioni assai solide: per pri­ma cosa Enasarco eroga solo una pen­sione integrativa di vecchiaia e non di anzianità. Secondo punto: Enasarco non ha mai rice­vuto sovvenzioni dallo Stato; terzo punto: la nostra categoria è composta da lavoratori professionali per i quali, nella stragran­de maggioranza dei casi, è praticamente impossibile mantenere attivo un incarico sino ai 67 anni.

Che fare allora, proseguire senza paura in u­na trattativa ineluttabile per salvaguarda­re al meglio gli interessi della categoria, o ab­ban­­­donare il tavolo lasciando il campo aperto al Ministero e quindi trovarci tutti dal primo gennaio 2013 pensionabili a 67 an­ni? La ri­sposta non può che essere quella di far va­lere i nostri diritti e le nostre esigenze sino all’ultimo negli ambiti istituzionali preposti, tenendo conto che viviamo in Italia nel 2012 e non su Marte» conclude Corsi.